Severino: destinare il lavoro dei detenuti agli stessi istituti carcerari

In foto una sartoria
con capi realizzati da detenute


Lavoro come chiave di volta per il reisenrimento sociale e la sicurezza collettiva


 

 
Carpentieri, falegnami, tappezzieri e sarti volti alla produzione di letti, armadi, lenzuola, cuscini, ma anche all’allestimento dei nuovi padiglioni che nel 2014 dovrebbero ospitare 11.000 detenuti.

Questa l’idea del ministro di giustizia, Paola Severino: destinare il lavoro dei detenuti agli stessi istituti carcerari.
Lavoro come chiave di volta per il reisenrimento sociale e l’abbattimento della recidiva, quindi della sicurezza collettiva. Non si direbbe eppure in carcere sono stati realizzati costumi per la Scala di Milano (prima che aprisse la sartoria interna), panettoni, borse, valigie, abiti da sposa, vino.

La centralità del lavoro è confermata (seppure con riferimento a chi ha beneficiato dell’indulto) dai dati di "Italia lavoro", agenzia del ministero del Lavoro: su 2.158 detenuti avviati a tirocini presso aziende, il tasso di recidiva è del 2,8%; negli altri casi, invece, il dato schizza all’11% entro i sei mesi dall’uscita dal carcere, per sfiorare il 27% dopo due anni.

Il lavoro in carcere non è un privilegio, ma un diritto del detenuto e un obbligo dell’Amministrazione” ha dichiarato il Ministro .


5 Novembre 2012